Dopo l'esonero di Viali e la presentazione di Dionigi, il presidente Carmelo Salerno ha parlato a lungo sottolineando le motivazioni dietro alle recenti decisioni della società, ponendo l'accento soprattutto sulle problematiche legate alla gestione dello stadio e sull'aria pessimistica che si respira in città, spronando tutto l'ambiente granata a reagire e a remare unito verso lo stesso obiettivo.


Presidente, perché la società non è intervenuta in maniera importante dopo la sconfitta di Cosenza?
«Possiamo aver sbagliato, chi decide a volte sbaglia. Abbiamo scelto di continuare, di dare un'altra possibilità a Viali. Quattro giorni prima avevamo giocato, non due mesi prima. Ora dobbiamo guardare avanti e pensare a quello che succederà da venerdì sera in poi. La scelta di non cambiare prima è stata nostra, non c'entrano i soci o la società. Abbiamo fatto una valutazione, poteva essere sbagliata, ma abbiamo deciso così».

Perché avete ingaggiato Destro e perché proprio adesso?
«Ho letto commenti gratuiti su questa operazione. Destro era stato richiesto già due anni fa da Roberto Goretti, poi nuovamente a giugno e a gennaio, ma voleva andare in Serie A. Quando l'ho contattato, mi ha detto che gli mancavano sette gol per arrivare a cento e che voleva il nostro aiuto per raggiungere l'obiettivo. Noi gli abbiamo detto di sì. Non è vero che non lo abbiamo preso prima per questioni economiche. La società con cui trattava lo ha liberato a due ore dalla chiusura del mercato degli svincolati e nel tardo pomeriggio ha detto "vengo". In 20 minuti abbiamo chiuso tutto».

A gennaio quindi la società aveva le risorse per intervenire sul mercato?
«Questa è la stagione in cui la società ha speso di più degli ultimi sei anni. Il problema non erano i soldi, ma la disponibilità degli attaccanti. Chi poteva fare la differenza non è venuto e chi era disponibile non stava facendo meglio di Vido. Abbiamo una squadra adeguata per il nostro obiettivo. La sconfitta di Cosenza è stata indecente, ma non dipendeva dalla mancanza di un attaccante. Lo ripeto, Destro voleva la Serie A e ci ha detto no a gennaio».

Passiamo alla questione della mancata inversione delle curve contro il Sassuolo: la società granata ha fatto tutto il possibile?
«Ho sentito e letto tante inesattezze. Si è detto che non abbiamo difeso i tifosi, ma non è così. In quella settimana non ho potuto parlare: ci avevano chiesto di fare un comunicato conciliante perché ogni parola fuori posto avrebbe potuto causare danni in città. Tuttavia grazie a quel comunicato, sono riuscito a farmi ricevere delle istituzioni. Ho fatto tutto il possibile per ottenere l'inversione della curva, incontrando istituzioni a Reggio, Sassuolo, Milano e Roma. Non ci siamo riusciti, ma nemmeno il Questore, il Prefetto, il Sindaco e il Consiglio Comunale. Se fosse successo qualcosa durante la protesta, ogni parola fuori posto sarebbe stata strumentalizzata. Ma io la penso come i tifosi, e non avevo dubbi sulla loro correttezza: ho fatto il massimo per la Reggiana e continuerò a farlo. I nostri tifosi ci portano dei punti e li difendo sempre, non accetto che la società venga accusata del contrario».

Lo stadio rappresenta un problema per il futuro della Reggiana?
«Sì, e per questo motivo a fine anno chiederò all'Amministrazione Comunale una convenzione pluriennale, visto che non c'è più. Non è accettabile che ogni anno dobbiamo trattare con dei privati per avere lo stadio, passaggio necessario per poterci iscrivere al campionato. Su cento squadre professionistiche, solo noi siamo in questa situazione. L'Amministrazione deve garantirci una casa, come fa con tutte le discipline sportive della città. Se lo stadio attuale non va bene, troveremo un'altra soluzione, ma non possiamo continuare così. La Reggiana è un bene pubblico e deve avere certezze sul proprio futuro. Per assurdo, se la proprietà decidesse da un giorno all'altro di non volerci più, non potremmo iscriverci al campionato. Nella convenzione pluriennale chiederemo due cose inderogabili: la nostra curva e un prezzo equo per l'affitto. Sono sicuro che questo problema sarà risolto, come ero sicuro in precedenza sui campi di Via Agosti».

Perché è successo tutto questo? Il volere di una singola persona può indirizzare tutto?
«A casa propria ognuno fa quello che gli pare, questo è il concetto. La Mapei difende i suoi interessi e lo fa bene. Se un domani il Sassuolo vendesse a un soggetto terzo, questi potrebbe decidere chi far giocare. Ecco perché la questione deve essere affrontata dall'Amministrazione Comunale. Io non voglio più trattare con privati per lo stadio, voglio avere la garanzia di poter iscrivere la squadra al campionato senza problemi».

Il Comune si è mosso troppo tardi sulla questione delle curve?
«Sì, questo problema andava affrontato dodici anni fa. Noi ora ci troviamo a dover gestire una situazione complicata, con tensioni e malumori. Quando abbiamo fatto il comunicato conciliante, è stato su richiesta delle istituzioni, per evitare che la situazione degenerasse».

Sulla tempistica del cambio allenatore: non sarebbe stato meglio intervenire prima?
«La decisione è stata presa sabato sera dopo lunghe riflessioni, ma non potevamo chiamare Amadei alle 22:30. Dovevamo condividere il pensiero con l'azionista di maggioranza e valutare bene ogni passaggio. Abbiamo discusso anche se mandare l'allenatore e i giocatori in conferenza stampa, e alla fine abbiamo deciso di farlo».

Tutti dicono che avete fatto le cose in ritardo, da Destro all’allenatore… Il ritardo è innegabile.
«Accetto le critiche, perché sbagliamo anche noi. Però c’è una cosa che voglio sottolineare: il disfattismo che vedo in città. Mi sembra che il cielo di Reggio Emilia sia ormai coperto da nuvole di pessimismo e vittimismo. Ho sentito accuse assurde, come che la società non rappresenta più i tifosi o che è assente. Ma noi siamo gli stessi che hanno preso la Reggiana dalla Serie D, portandola a giocare a Parma, a vincere a Marassi, a Palermo, a Bari. E ora ci accusano di essere assenti? Noi non parliamo tanto, ma vogliamo il bene della Reggiana, almeno quanto voi. Ci abbiamo messo milioni di euro e, a volte, non dormo la notte. Ricordo quando abbiamo preso la Reggiana, che si allenava su sette campi diversi, e l’abbiamo portata in un centro sportivo che fra qualche anno sarà il più bello d’Italia. Non è disimpegno, è passione. Quest’anno spendiamo la cifra più alta in sei anni, eppure sento ancora che siamo disimpegnati. Ma disimpegnati su cosa? Voglio dire un'altra cosa…».

Prego.
«Ora è arrivata la primavera, che porta speranza. È come un nuovo inizio, e con il nuovo mister dobbiamo spazzare via queste nuvole di pessimismo. Dobbiamo essere orgogliosi di vedere la Sampdoria e non il Sassomarconi, per il semplice fatto che ogni sabato giochiamo contro una squadra di Serie B, non contro altre di Serie D. Bisogna essere orgogliosi di avere una società che, pur sbagliando, agisce per passione. Sapete perché dico questo? Perché cadere è facile, ma rialzarsi richiede anni. Dobbiamo essere uniti. Non lo dico per frasi fatte, ma per spirito di squadra. Solo insieme possiamo farcela. Riempire lo stadio e trasmettere energia positiva alla squadra, al mister, e a tutta la città. Da soli non otterremo nulla».

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